FUTON TORINO PRODUTTORI MATERASSI FUTON


CHI SONO

Mi chiamo Elisabetta Avenati (Tel. 333 4555826; e-mail:elisabetta.avenati@hotmail.com) mi sono diplomata all’Isef di Torino, ed ho avuto diverse esperienze in ambito sportivo prima di arrivare allo yoga. Ho iniziato a praticare Yoga nel 1989 a Torino con il dott. George Dharmarama, fondatore dell’Associazione Italo Indiana di Torino; dopo il suo ritorno in India ho proseguito la pratica con Piero Foassa del Centro Yoga Prema.

In seguito ho conseguito il diploma del corso quadriennale di Formazione all’insegnamento dello Yoga, presso l’ISYCO (Istituto per lo Studio dello Yoga e della Cultura Orientale) di Torino e presso lo stesso Istituto il corso annuale d’approfondimento "Lo Yoga per bambini e ragazzi”. Seguo da molti anni l’insegnamento dello Yogacharya Dr. M. V. Bhole sullo Yogaterapia, e dei suoi collaboratori Lucilla Monti e Giuseppe Goldoni.

Ho approfondito mantra, canti armonici e suoni del Tao con Giorgio Lombardi. Nada Yoga (yoga del suono) col maestro Paolo Avanzo. Ho praticato meditazione Vipassana con Ajahn Dhammiko.

Inoltre ho praticato Taijiquan e Qigong col dott. Joseph Lee (Li Jingtang).

Ho conseguito il Master Reiki sistema Usui per la guarigione naturale.

Pratico anche Riflessologia plantare.

Ho frequentato: il corso biennale di Medicina Tradizionale Cinese tenuto dal dr Calogero Gruttad'auria, presso il  Centroriente di Torino; il corso di Suonoterapia Vibrazionale con le campane Tibetane condotto da Dario Gasparato (Associazione L’Arte e l’Armonia).

Insegno Yoga nella mia cittadina di residenza Villarbasse, presso la  Palestra Unione Sportiva

Villarbasse Via San Martino, 1

 

CORSI di YOGA

LUNEDÌ’

10.15 – 11.45

MARTEDÌ’

20.00 – 21.30

GIOVEDÌ

20.00 – 21.30

VENERDÌ

18.30 – 20.00

 

MEDITAZIONE

VENERDI’: 20.00 – 21.30

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YOGA PREPARTO

Dal 2° trimestre di gravidanza: posizioni, esercizi di respirazione e rilassamento.

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GINNASTICA DOLCE E POSTURALE

 LUNEDÌ – GIOVEDÌ

8.45 – 10.00

YOGA

 

Un neofita che si avvicina al moderno panorama dello yoga, potrebbe incorrere in un po’ di confusione su cosa sia effettivamente. Se dovessimo crearci un’idea guardando le riviste specializzate in commercio potremmo  essere fuorviati da posture e pratiche eseguite da persone in ottima forma fisica, che a volte sfiorano l’acrobatica. Il modello yoga che viene presentato è quello di posture che la maggior parte delle persone  non riuscirà mai ad eseguire: questo perché  viene proposto uno yoga esterno, fatto di posizioni atletiche, dove si prone una perfezione esteriore poco attinente con la realtà e il profondo significato dello yoga come percorso.

Inoltre sono stati coniati nuovi stili di yoga, soprattutto negli USA, che nulla hanno a che fare con la tradizione, si è preso solo un aspetto dello yoga e si è costruito un prodotto fruibile, adatto alla commercializzazione nella cultura moderna occidentale consumistica, fatta di mode, propensa all’ottenimento di tutto e subito, senza impegno e sforzo.

Questa immagine di yoga non appartiene agli insegnamenti che ci sono stati tramandati dai maestri, i quali hanno dedicato la loro esistenza alla diffusione della cultura millenaria dello yoga, che ci  guida in un percorso olistico che va oltre l’apparire. Quello che differenzia lo yoga antico da quello di oggi è la motivazione principale: lo scopo del sâdhaka (colui che pratica lo yoga) era trovare Dio, la realizzazione, l’illuminazione. Mentre oggi ci avviciniamo allo yoga generalmente per stare meglio in salute, per eliminare lo stress, per migliorare la qualità della nostra vita e del nostro stato mentale.

Lo yoga può permette di ottenere risultati, purché ci sia costanza e determinazione. Lo yoga equilibra le nostre funzioni vitali liberandoci dalle impurità accumulate a livello fisico e mentale. Per questo lo yoga può essere considerato un processo il cui fine è farci ritornare allo stato puro. Infatti il cammino è da uno stato di coscienza identificata a quello di pura coscienza non identificata. Noi ci identifichiamo sempre nel ruolo che la vita mondana ci propone attraverso le relazioni con gli altri: con la nostra famiglia, con la professione che esercitiamo, con la società, con quello che facciamo nel nostro tempo libero (hobbie, sport).

Lo yoga è una disciplina molto antica ed è considerata una delle eredità più grandi che l’India antica ci abbia lasciato, anche se ora lo yoga sta diventando sempre più occidentale proprio perché è in grado di adattarsi a qualsiasi cultura.

 

LA PAROLA YOGA

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita "yuj” che significa sia legare, congiungere, soggiogare, disciplinare, sia unire.  

"È una "disciplina del corpo e della mente” capace di aiutare l’uomo a conseguire il suo fine, che è nel medesimo tempo "unificazione” del suo essere e "unione con il Signore”. La radice yuj- del sanscrito è anche la stessa da cui derivano le parole latine iugum e iungere (o coniungere): soggiogamento. Anche aggiogare i cavalli o i buoi a un carro si chiama yoga.” (S. Piano)

La parola yoga indica contemporaneamente lo strumento e il fine di una ricerca interiore.

Lo strumento è il soggiogamento dei sensi, delle pulsioni, dei desideri e delle  passioni difficili da controllare, che possono ostacolare il raggiungimento della mèta finale.

Il fine è l’ "unione”,  l’ unificazione di tutto l’essere: ritrovare quell’unità e interezza che abbiamo smarrito nel momento in cui abbiamo iniziato ad analizzare tutto in modo separato. Ma anche l’unificazione del nostro essere per unirlo con ciò che lo trascende. Nello yoga c’è quindi una concezione della realtà, una visione del mondo e dei fenomeni che fanno parte di una cultura stessa dello yoga.

ORIGINE DELLO YOGA

Gli inglesi, intorno al 1920 in India, durante la costruzione di una ferrovia che avrebbe dovuto trasportare le materie prime e i  prodotti fino ai porti d’imbarco, alla volta della madre patria, scoprirono i resti di  una città, costruita da una  antica civiltà della Valle dell’Indo (l’attuale Pakistan). Una civiltà del bronzo fiorita fra il III e il II millennio a. C. sviluppatasi in due centri importanti: in Pañjâb e nel Sindh, rispettivamente Harapp e Mohenjo-Dâro, a 600 chilometri di distanza l’uno dall’altro.


Questa antichissima civiltà pre-Ârya dell’India aveva raggiunto un elevato stato di civilizzazione, infatti i ritrovamenti hanno evidenziato che le  città erano molto ben costruite, con una pianta ortogonale, simile a quelle delle città romane, con le strade che si incrociavano ad angolo retto. Possedevano un sistema di fognature molto progredito, con volte di pietre aggettanti, ispezionabili in quanto erano ad altezza d’uomo; le case erano a più piani e avevano delle canalette di coccio, attraverso le quali le famiglie potevano gettare i rifiuti direttamente nella fognatura. Sono stati ritrovati pozzi, grandi vasche per i lavacri sacri, argini e muraglioni contro le frequenti alluvioni dell’Indo. Purtroppo le condizioni climatiche dell’India non hanno permesso che giungessero a noi documenti scritti. Gli unici ritrovamenti scritti sono alcuni pittogrammi  (segni), paragonabili ai geroglifici egiziani o agli ideogrammi cinesi, che sono stati tracciati a rilievo su alcune tavolette di materiali diversi (terracotta, steatite, metallo) che gli archeologi hanno chiamato "sigilli”.

Uno dei sigilli ritrovati, risalente al III millennio a.C., raffigura un uomo in una posizione (âsana) yoga, denominata goraksa-âsana,  generalmente è una posizione di tipo meditativo, con le mani appoggiate sulle ginocchia.


 

Questo sigillo indica l’esistenza di pratiche yoga sul suolo indiano già nell’età del bronzo, prima dell’arrivo delle popolazioni parlanti lingue indoarie o indoeuropee che portarono e diffusero in India il sanscrito, lingua nella quale vennero poi scritti i  vari testi, che finora si suppone fossero solo orali, quindi testi descrittivi delle dottrine e delle pratiche dello yoga.

La civiltà della Valle dell’Indo sbocciò e cominciò il suo declino prima dell’arrivo delle popolazioni indoeuropee, le quali forse furono uno dei fattori che contribuirono in modo determinante alla decadenza e alla fine di quella antichissima civiltà.

DARSHANA

Il termine darshana significa "vedere”, "visione”, "prospettiva”, "punto di vista” o "un certo modo di vedere”.

Darshana sono sei sistemi di pensiero indiano autorevoli e ramificati al loro interno, comunemente designano sei scuole del mondo indiano:

  Pūrva-mīmānsā - "prima esegesi/riflessione”. Indaga sulla natura del dharma (fondamento, norma) esposto nella parte del Veda dedicata ai riti.

v  Uttara-mīmānsā - "ulteriore esegesi/riflessione”, detta anche Brahma-mīmānsā "riflessione sul Brahman” (Brahma e il Creatore dell’intero mondo) e Vedānta "conclusione del Veda”. Indaga sulla natura del Brahman secondo le conclusioni della sezione speculativa del Veda o Vedānta (parte finale del Veda).

v   Sānkhya – enuncia le concezioni cosmologiche del mondo fisico, psicologiche e spirituali  della realtà su basi dualistiche, alla base dello Yoga. Fonti principali: Sāmkhya-kārikā di Īśvara.

v   Yoga - "disciplina, unione/unificazione”. Aspetto pratico della visione del Sānkhya, che mira alla reintegrazione dell’uomo nella sua vera essenza (la Realtà spirituale) attraverso una severa disciplina esteriore e interiore. Le cui fonti principali sono:  Yoga-sūtra di Patanjali  (II sec. a. C. o I sec. d. C.).

   Nyāya - "metodo, logica”. Si occupa della corretta "argomentazione”, delineando gli strumenti di conoscenza, il sillogismo (ragionamento deduttivo).

v   Vaiśesika - riguarda la peculiarità dei vari aspetti della realtà. Studia l’universo con particolare attenzione per il suo aspetto percepibile.

 

Lo yoga come tutti i 6 darshana, ha le sue origini nei Veda, i testi più antichi della cultura indiana.

Dobbiamo la sua sistemazione come darshana vero e proprio a Patanjali, che compilò gli Yoga Sutra (il testo più importante dello yoga).

 

 

(Per chi vuole approfondire esiste una sola antologia in italiano  "I Veda” Mantramanjari   di Raimon Panikkar – Bur Ed.)