FUTON TORINO PRODUTTORI MATERASSI FUTON


Scuola Professionale Shiatsu [SiNESTESi]

Ente Formativo Riconosciuto APOS e MSP/CONI Settore Discipline Bio Naturali

Viale Berretta snc  15033 Casale Monferrato

Ph +39 393 2055814  info@shiatsusinestesi.it   www.shiatsusinestesi.it

 

                                                   M° Massimo Boeris

SHIATSU E DINTORNI


Parlare di Shiatsu è complicato, se non si vuole ricadere in stereotipi tipo : significa "
premere con dito..”

Il proposito dello Shiatsu come dovrebbe essere il tema centrale di ogni esperienza che
vada in
una direzione "evolutiva" (le virgolette sono per abuso di termine), è lo studio
e la sperimentazione di strumenti che ci facilitino il cogliere l' essenza della Vita :
questo momento…Ora.

Shiatsu è trasformare ogni disturbo/sintomo in una possibilità per la scoperta, il
risveglio e lo sviluppo della capacità di riequilibrio e di autoguarigione di ognuno di noi.

Spesso confuso con una pratica di massaggio, agisce in realtà attraverso una
pressione la cui qualità è il risultato prodotto dalla sinergia della forza fisica, del respiro
profondo e della concentrazione.

Questa caratteristica pressione viene esercitata con le mani su particolari punti,
meridiani energetici e fasce del corpo, ristabilendo l’equilibrio fisico e posturale,
regolando le funzioni degli organi interni, armonizzando quelle del sistema nervoso
e di quello ormonale, creando un fondamentale stato di benessere e rafforzando le
capacità per affrontare e trasformare una condizione di squilibrio innaturale.

I trattamenti Shiatsu invitano a un percorso di conoscenza e di crescita personali,
caratterizzato da una visione veramente " globale” dell’individuo, in cui non si può non
tener conto di tutti i fattori che ne determinano la felicità o il disagio: caratteristiche
Karmiche (o genetiche), utilizzo del respiro, del movimento , dell’atteggiamento
mentale ed emozionale, del corretto nutrimento, della incidenza ambientale e dello
stile di vita quotidiano.

La voglia di benessere quindi, oltre che a liberare da disturbi e sofferenze, deve
condurre a conoscere le leggi della natura, a seguirle e ad armonizzarsi con esse,
a generare una condizione di pace e stabilità nel corpo, nel cuore, nella mente e
nello spirito.

L’USO DEL TRATTAMENTO DI RESPIRO NELLO SHIATSU E  GESTIONE DELLO STRESS


Ogni genere di attività svolta da un essere vivente è sempre accompagnata da un respiro
corrispondente (diverso, infatti, è il nostro respiro di quando siamo in pace anziché arrabbiati,
di quando siamo tristi, o allegri o pensosi …).   
La  pressione  che  nasce  dalla  vibrazione  del  respiro  stimola  la  Forza  Vitale, influenzando 

direttamente il sistema nervoso e per mezzo di ciò potrà regolare la  condizione  degli 
organi  e  della  mente.                          
Respirare  in  modo  calmo,  lungo  e profondo,  significa  creare  una  vibrazione  che 
porta  ad  una  condizione  di armonia e pace, cioè una condizione verso "naturale”. Infatti  , 
l’intensità  e  la  frequenza  della  vibrazione  del  respiro,  oltre  a determinare  la  nostra 
condizione  globale,  influiscono  al  tempo  stesso  sulla condizione di chi ci è
vicino, Influenzando  particolarmente  il  sistema nervoso autonomo con uno stimolo che attiverà
maggiormente le funzioni del Parasimpatico  o dell’ Ortosimpatico.

Alcuni  cenni  sul  sistema  nervoso  autonomo  (SNA),  conosciuto  anche  come sistema
nervoso vegetativo o viscerale.  Il  SNA  è  quell'insieme  di  cellule  e  fibre  che  innervano 
gli  organi  interni  e  le ghiandole, controllando le cosiddette funzioni vegetative, ossia
quelle funzioni che  generalmente  sono  al  di  fuori  del  controllo  volontario,  per  questo 
viene anche definito "sistema autonomo involontario”.

Il  sistema  nervoso  autonomo  è  costituito  da  porzioni  anatomicamente  e funzionalmente
distinte ma sinergiche:

Ø  il sistema nervoso parasimpatico

Ø  il sistema nervoso simpatico

Ø  il sistema nervoso enterico, fibre nervose che innervano i visceri.

Ha  la  funzione  di  regolare  l'omeostasi  dell'organismo  ed  è  un  sistema neuromotorio 
non  influenzabile  dalla  volontà  che  opera  con  meccanismi appunto autonomi, relativi
a riflessi periferici sottoposti al controllo centrale. 

Ortosimpatico  e  Parasimpatico  per  lo  più  innervano  le  stesse  strutture  ma causano
effetti opposti:

Ø  Ortosimpatico"lotta, fuga, o paura” attivato durante l’esercizio fisico, l’eccitamento e
le emergenze.

Ø  Parasimpatico – "riposo e digestione” ristabilisce equilibrio nel sistema

Attraverso l’uso controllato del respiro potremo influenzare l’attività dell’uno o dell’altro  
modulandone il ritmo, l’intensità, la modalità.  Un ritmo lento e profondo attiverà le funzioni
del parasimpatico  ed al contrario sarà stimolato 
’ortosimpatico da una respirazione veloce,
corta  e forzata.
Tal  modalità  del  respiro  manifesteranno  ovviamente  anche  la  condizione 
del nostro paziente 
e saranno una evidenza diagnostica. Fondamentale  però,  ma
non  così  scontato  ,  è  che  l’operatore  abbia  in  realtà maturato 
una  condizione 
equilibrata  ed  abbia  incorporato  una  respirazione armonica  con  la 
capacità  di  poter 
manifestare  un  respiro  lungo  e  profondo  a sufficienza per poter 
influenzare quella
del soggetto da trattare.
L’utilizzo  delle  tecniche  Shiatsu  sono comunque legate ad un
patrimonio vitale umano e proprio 
per la specificità e soggettività    umana  , 
devono  essere  adattate  ad  ognuno,  per  fare 
ciò ripetendomi confermo che il 
principio  che manifestano deve essere compreso ed incorporato
dall’operatore
in modo che possa realmente adattarlo alle varie situazioni e condizione con 
cui si troverà
ad interagire.
Nella  pratica  ci  si  troverà  a  confrontarci  con  situazioni  di  stress  acuto  con
manifestazioni
parossistiche  di  estremo  yin  o  yang  (crisi    depressive  acute, catatonie,
collasso o al contrario 
tachicardie , crisi violente ecc.) o situazioni di stress cronico  
con conseguente disregolazione 
delle funzioni del PNEI  (il sistema Psico Neuro Endocrino
Immunologico) .
Mentre  nel  primo  caso  occorrono  azioni  contingenti  per  modificare 
una condizione  
pericolosa  a  volte  anche  per  la  sopravvivenza  del  soggetto, vedremo
alcune modalità 
di intervento, nel secondo caso  oltre ad intervenire con  consigli  su  integrazioni 
nutrizionali 
e  dietetiche  ,  su  corretto  utilizzo dell’esercizio  fisico  ed  igiene  ambientale, 
sarà 
di  fondamentale  importanza l’educazione  alla  consapevolezza  attraverso  il  respiro 
con 
quello  potremmo definire la basi di un percorso verso se stessi  e che di per se stesso
produrrà 
comunque  uno  stimolo  riequilibrante. Le  basi  sono  quello  che  chiamo
osservazione del 
respiro, o respiro di consapevolezza.Inizio  mettendomi  in  una
posizione  comoda  ,  per  iniziare  va  bene  come  mi sento meglio 
ma con la
schiena dritta , ed osservo il mio respiro, senza giudizio ne provando a controllarlo in
ampiezza o ritmo. Semplicemente lo osservo e mi rendo consapevole del suo flusso,
lascio che i pensieri se ci 
sono scorrano e torno costantemente a seguire il manifestarsi
del respiro.
Il  tempo  da  impiegare  in  questo  "semplice”  esercizio  e  quello  che  riuscite
a concedervi.

Gradualmente  a  seconda  di  ogni  condizione  ,  potremo  aggiungere  l’accento
all’osservazione  e  alla  presenza  sull’espirazione  (  più  collegata  all’attivazione del  parasimpatico). 
La  sola  maggior  attenzione  sull’espirazione  la  porterà  ad allungarsi  ed  approfondirsi 
per  quello  che  è  possibile  in  quel  momento,  il tentare  di  allungarla  forzatamente 
produrrà  al  contrario  una  risposta ortosimpatica che accorcerà ulteriormente l’atto
respiratorio producendo ansia e i sintomi propri di un eccesso di stimolo ortosimpatico.
Solo
con la padronanza di questi primi esercizi potremo  aggiungere la pratica  di  
bilanciare 
i  due  atti  respiratori  coordinandoli  con  il  battito  cardiaco utilizzando ritmi 
sempre
più ampi e lenti.
Utile  potrà  essere  anche  l’interazione  diretta  fra  operatore  e 
ricevente  per aiutare 
ad attivare comunque le risorse proprie dell’individuo. Proponiamo 
ora  un  trattamento,  molto  semplice  esternamente  ma  molto efficace, 
direi  che 
rappresenta  l’origine  e  l’evoluzione  ultima  di  ogni trattamento Shiatsu:      
Il paziente è disteso prono, noi stiamo alla sua sinistra in posizione comoda e stabile   
Dopo  aver  preso  contatto  con  il  nostro  respiro  ed  attraverso  ad  esso  con  il nostro
centro, 
appoggiamo  la mano sulla zona lombare. Si  compie  quindi  un’inspirazione  insieme, 
poi  mentre 
lo  lasciamo    respirare "spontaneamente”,    allunghiamo  il  nostro 
respiro,  in  modo  
naturale,  senza forzature, ascoltandolo e concentrandovi la nostra
attenzione.
I  due  ritmi  respiratori  essendo  diversi  seguiranno  ritmi  che  a  volte s’incontreranno
e a volte no. 
In  questa  fase  dovremo  mantenere  il  nostro  respiro  più 
lungo  e  profondo possibile  
(idealmente  dovrebbe  essere  almeno  lungo  il  doppio
del  nostro compagno) così da 
poter influenzare anche l’altro.Un altro modo di usare
il trattamento di respiro: si inizia nella stessa maniera poi si pone 
la mano sull’osso
sacro, diretta verso la nuca. Anche qui  il nostro respiro  dovrebbe essere 
lungo
almeno il doppio dell’altro e quando il respiro di quest’ultimo diviene calmo e leggero
e la nostra mano sarà come un’unica cosa con il suo corpo, questo significherà
che la 
vita dell’uno e quella dell’altro , con tutte le manifestazioni di ritmi e frequenz
varie  si sono 
unite  creando  una  "connessione  empatica”,  che  significa  risonanza  di
fase  e non 
scambio di energia. A  questo  punto    cominciamo  a  spostare  la  mano 
molto  lentamente  
verso  la nuca, dove terminerà il trattamento .Per    meglio 
comprendere  alcuni  aspetti  della  Medicina  Energetica  Orientale bisogna  
in  qualche 
modo  riferirsi    a  teorie  legate  alla  fisica  quantistica  in  cui ’essere 
umano,
visto come macrosistema quantistico, è un sistema aperto   e dissipativo  il  cui 
grado  
di  organizzazione  collettiva  è  la  caratteristica  da  cui dipende il grado di efficienza
del suo 
funzionamento.
Essendo  per  sua  natura  un  sistema  dinamico,  l’ordine  è  legato  alla  capacità delle singole
parti di oscillare in modo correlato , si parla allora di oscillazioni in fase e di sistema
coerente.
L’oscillazione  collettiva  delle  molecole  di  acqua  produce  un  campo elettromagnetico
coerente 
(cioè con una fase ben definita) all’interno di regioni spaziali ( chiamate domini di coerenza).
La  propietà  della  coerenza  è  specialmente  collegata  alla  natura  e  proprietà delle  molecole 
d’acqua,  che  costituiscono  la  gran  parte  delle  molecole  di  cui siamo composti.
Esse  sono  in  grado  di  scambiare  fluttuazioni  con  l’ambiente  e  ciò  permette  l’attivarsi  di 
tutta  una  serie  di  fenomeni  tali  da  richiedere  una  lettura  della dinamica dei campi di 
competenza della fisica.Ogni sistema biologico deve avere il "suo doppio”, cioè un insieme  
non nullo di oscillatori 
esterni risonando in fase con essi. Perciò  ogni  organismo  vivente 
deve  necessariamente,  per  la  propria 
buona salute  e  sviluppo  temporale,     
oscillare  con  una  parte,  la  più  vasta  possibile, 
dell’ ambiente esterno e avere perciò
un carattere aperto   sul mondo.
Si può  arrivare a definire l’organismo come un continuum cristallino liquido, in grado
di 
trasportare informazioni come fanno i cristalli liquidi. In  questa  visione  è  possibile
individuare  percorsi privilegiati  di  propagazione dei  segnali  elettromagnetici,  che 
possono  essere  identificati 
nei  meridiani  o keiraku della tradizione orientale. 
meridiani  sarebbero  involucri  di  acqua  coerente  che  avvolgono  le  catene
molecolari, 
super domini di coerenza  nel tessuto connettivo.     In  questo  contesto,  la 
rete  di  
connessione  è  di  fondamentale  importanza , essendo  l’aspetto  dinamico  collettivo  
concetto  chiave  per  comprendere proprietà e modalità di comunicazione.
Quindi,  tornando  alla  nostra  pratica  ,  si  tratta  di  sviluppare  una  capacità 
di presenza  ,  
ascolto  e  connessione  di  cui  il  respiro  sarà  la  manifestazione 
di questa condizione 
e strumento di comunicazione con il nostro Uke (ricevente. In  questa 
relazione  di  "cura”  si  
entra ina  sorta  di  stato  meditativo  in  cui  la dinamica  di 
fase  non  è  caotica  permetterà  ad  
operatore  e  ricevente  di risuonare  con gli aspetti
"sani” ed equilibrati dentro e fuori di ciascuno.
Tradotto  in  un  linguaggio  quantistico,
ciò  significa  che  il  sistema  umano aumenta  la  sua  
coerenza  e  ciò  favorisce 
lo  stato  ottimale  per  entrambi  i protagonisti della reazione.
La  salute  infatti  non 
dipende  dalla  quantità  di  energia,  ma  dal  suo  grado  di 
organizzazione, che
si traduce in efficienza del sistema.
Nello specifico la proprietà della coerenza è direttamente
collegata ai gradi di vitalità di un 
organismo, proprietà tradizionalmente associata al libero
fluire del KI (Prana) nelle medicine tradizionali 
orientali.Qui  vengono  utilizzati  il  respiro
 e  le  proprietà  specifiche  dei  meridiani  in accordo con 
la legge di Weber e Fechner ,
che si applica a tutti i sistemi viventi: minore è lo stimolo,  maggiore è 
la risposta interna del sistema.
Per  me  è  interessante  studiare  le  relazioni  tra  esseri  umani/sistemi  viventi, poiché 
le  
opportunità  di  cambiamento  e  di  evoluzione  del  singolo  dipendono anche dalla capacità
di 
"dialogo” fra essi.Nello specifico, quando ciò avviene fra operatore e ricevente, il primo è 
in  grado  di  offrire  al 
ricevente   nuovi  strumenti  di  comprensione  dei meccanismi
di vita che hanno determinato sintomi e 
disfunzioni.Questo innesca un processo di cambiamento
basato sulla consapevolezza della propria  condizione,  
sulla  fiducia  delle  proprie  capacità 
di  cambiamento,
assumendosi così la responsabilità della propria salute.       

Lo shiatsu non è una terapia alternativa.

 

Negli ultimi periodi, sono accaduti episodi che hanno scatenato 
riflessioni e movimenti di opinione attorno alle cosiddette terapie
alternative.
In più casi alcune persone con gravi problemi di salute
hanno rifiutatole 
cure mediche previste rivolgendosi a presunti guaritori
o a dubbie teorie pseudoscientifiche che rinnegavano l'approccio medico
classico e 
proponevano percorsi differenti spacciandosi per vere e proprie
terapie 
miracolose.
Purtroppo, come spesso accade nella confusione generata dai social network 
o negli articoli giornalistici che sono seguiti a questi tristi episodi, 
non si è fatta sufficiente chiarezza e si è preferito fare "di tutte 
le erbe un fascio”.Così sono state accomunate e (in buona o cattiva fede) equiparate a queste terapie alternative anche discipline come lo shiatsu
che da 
moltissimo tempo hanno intrapreso un cammino di chiarezza e
trasparenza 
in una direzione veramente molto diversa.
Personalmente sono sempre stato a favore della libertà di cura o di 
non cura: in realtà sono un fautore della libertà individuale e dell'autodeterminazione, anche se questo può portare a sbagliare strada o a conseguenze estreme.

Il punto però ora non è questo.
Qui si tratta di essere molto chiari e netti e di saper fare le dovute 
distinzioni fra ciò che si propone o si spaccia come terapia alternativa 
o come metodo di cura miracoloso e ciò che invece riguarda tutti i percorsidi benessere, consolidamento della salute e prevenzione attraverso una 
sana ecologia personale

Fra tutti questi percorsi lo shiatsu è uno di quelli che ha da più tempo 
costruito una strada chiara e netta:

lo shiatsu non è una terapia medica e non si propone come tale,
non è alternativo alla medicina ufficiale e ancor meno ne è antagonista.

Facciamo un passo indietro: cosa è lo shiatsu?Sbirciando sul sito di
APOS, la grande associazione di operatori 
ed insegnanti shiatsu d'Italia,
si può leggere quanto segue.  

"Lo shiatsu è un trattamento manuale le cui radici teoriche-pratiche 
derivano dalle antiche tradizioni filosofiche del lontano Oriente.
Il padre dello shiatsu, Tokujiro Namikoshi, affermava: "Lo shiatsu è 
l’abbraccio della mamma al bambino”.Ha lo scopo di risvegliare e/o
armonizzare le funzioni energetiche e 
le risorse vitali profonde
dell’individuo e si avvale di tecniche e 
principi ben precisi.
La modalità universalmente riconosciuta e peculiare di questo 
trattamento è la pressione perpendicolare, costante e/o modulata 
in modo ritmico, esercitata con il peso del corpo ed avvalendosi del 
centro vitale (hara, in giapponese o tan den, in cinese) dell’operatore, 
su zone, punti e meridiani energetici.
Per esercitare le pressioni, si usano prevalentemente i pollici,
ma secondo 
le necessità e gli stili, si possono utilizzare altre parti
del corpo 
quali i palmi delle mani, gomiti, ginocchia, piedi.
Il trattamento shiatsu viene fatto, normalmente su un futon (materassino di tradizione giapponese; entrambi i soggetti sono vestiti e non vengono 
utilizzati olii o creme.)”

Se andiamo a fondo di questa definizione che ha il pregio di
semplificare
una disciplina molto ricca di sfumature e fascino,
possiamo vedere che lo shiatsunon lavora e non deve lavorare contro
una patologia specifica 
o contro i suoi sintomi, ma considerare e sostenere l'intera persona nel suo processo di espressione vitale.In tal modo
possono esserci notevoli benefici e in molti casi un netto miglioramento dei sintomi iniziali.

Che cosa determina questi risultati?

Noi crediamo che a determinare questi risultati sia proprio il fatto
che invece di focalizzare l'intervento contro la patologia (termine
che appartiene esclusivamente ad un ambito medico, come è normale che sia), l'operatore coltiva la salute e la vitalità della persona trattata

facendo appello alla sua naturale e profonda capacità di riequilibrio.
Il lavoro dello shiatsu ha un profondo effetto sull'aspetto psicologico 
ed emotivo di chi riceve il trattamento. Attraverso il lavoro sul corpo, l'operatore shiatsu "dialoga” profondamente con le risorse fisiche, emotive, nervose e psichiche del ricevente che può in questo modo trovare
una maggiore centratura, un maggiore stato di equilibrio ed armonia.
Sono queste le condizioni attraverso cui il ricevente può recuperare da 
situazioni di stress fisico e psichico prolungato. Potremmo dire che per
effetto dei trattamenti può essere più connesso con se stesso ed avere 
una maggiore consapevolezza del proprio corpo/mente.
E' questa consapevolezza, questa rinnovata capacità di autopercepirsi 
che potrà essere molto utile a scopo preventivo, è questa consapevolezza 
che si potrà tradurre in un rafforzamento della salute. 
Possiamo dire che l'operatore shiatsu fa riferimento ad una accezione 
del termine cura molto nobile e delicata: nel suo approccio infatti 
egli non cura ma "si prende cura” della persona in modo gentile e 
profondo e questa attitudine (che è una caratteristica di questa 
disciplina) predispone le condizioni perchè avvengano i cambiamenti, 
grandi o piccoli, per il ricevente.
L'operatore ha una lunga preparazione e mette al servizio dell'ascolto 
e di questa relazione evolutiva tutte le tecniche che studia e che ha 
appreso.

E' un ritorno a quella "antica lingua” che è in sostanza il linguaggio
dell'arte. Come ogni relazione autentica,  anche quella fra operatore
e ricevente finirà per contribuire al cambiamento ed alla crescita di
entrambi i soggetti coinvolti.

Anche e soprattutto per questo lo shiatsu non è terapia, non è medicina 
e non ha (e non propone) risultati riproducibili e misurabili, non ci sono protocolli predefiniti.
Lungi dal presentarsi come una alternativa alla medicina, lo shiatsu è 
un'arte che può affiancare ed integrare ed essere complementare anche a 

qualsiasi percorso terapeutico classico.

Al termine di queste riflessioni, invito chiunque voglia 

(semplici curiosi, utenti ma anche giornalisti che hanno l'arduo
compito di contribuire a fare chiarezza e non confusione) a documentarsi
sul sito di APOS sul percorso istituzionale e trasparente che lo shiatsu sta facendo perchè siano riconosciute e valorizzate queste sue caratteristiche peculiari.

A.P.O.S. Associazione Professionale Operatori e Insegnanti Shiatsu

I Meridiani secondo Shizuto Masunaga


"Cercando di interpretare correttamente il pensiero cinese, ho cercato, attraverso lo Shiatsu e partendo
dalla mia
personale ricerca della verità, di stabilire una teoria dei meridiani che sia in totale accordo con la prospettiva d’insieme
della medicina orientale”.
Dobbiamo riconoscere al Maestro Shizuto Masunaga il grande merito di aver riportato lo Shiatsu nella corrente autentica 
della medicina tradizionale orientale, ritrovando in questa tradizione le origini stesse dello Shiatsu e dei suoi principi di 
base e creando quindi una disciplina basata sui Meridiani: il "Keiraku Shiatsu”, o "Shiatsu dei Meridiani” come egli stesso la 
definisce.

Il Maestro Masunaga non si è limitato semplicemente a fare dei Meridiani, della loro percezione e del loro trattamento,
un elemento fondamentale del suo Shiatsu, ma possiamo affermare che dei Meridiani stessi ha elaborato un più ampio
concetto profondamente collegato e strettamente inerente alla natura stessa del Ki,  perciò "in totale accordo con la
prospettiva d’insieme della medicina orientale”.

"L’ideogramma che corrisponde al Ki indica qualcosa che è allo stesso tempo materiale e immateriale:

 Questo indica chiaramente che il Ki può essere rarefatto e immateriale come il vapore, denso e materiale come il riso”.

Analogamente, ai Meridiani secondo Masunaga è possibile riconoscere questa duplice natura o espressione:                         

essi hanno allo stesso tempo un aspetto più contratto, più materiale, più denso ed uno più espanso, più rarefatto,
più sottile, più immateriale.

Il loro aspetto denso, la loro natura ed espressione prevalentemente yin, è rappresentato dalla loro struttura:
i Meridiani sono canali energetici che hanno un percorso specifico nel nostro corpo, uno spessore, un inizio, una fine,
una direzione, un certo numero di punti.

Il loro aspetto espanso, la loro espressione prevalentemente yang, è rappresentata invece dalla loro funzione:
un’espressione della nostra vita, una funzione vitale, una capacità, una facoltà del nostro essere, un movimento
del Ki senza il quale la vita non sarebbe possibile.

E’ questo un concetto del tutto nuovo ed originale.

"Il motivo per cui Meridiani e Tsubo sono così importanti per conservare la vita  è che essi

costituiscono la vita stessa.” (Masunaga, Zen Shiatsu).

E’ interessante notare come questa nuova visione dei Meridiani sia perfettamente coerente con la legge delle
Cinque Trasformazioni, dove ogni qualità energetica, ogni fase di trasformazione: Legno, Fuoco,Terra, Metallo e
Acqua, si manifesta sia nella contrazione (organi, tessuti, organi di senso, secrezioni, ecc) che nell’espansione (shen,
emozioni, suoni, colori, ecc.).

Ed è ovvio che queste funzioni, in linea con la visione Orientale dell’essere umano quale unità di Corpo/Mente/Spirito
ed in quanto manifestazioni della nostra vita, si esprimono a tutti i livelli del nostro essere: fisico, emotivo, mentale
e spirituale. Inoltre, allo stesso modo in cui ogni cellula del nostro organismo contiene tutte le informazioni del nostro
codice genetico, così ogni Meridiano/Funzione contiene tutte le informazioni relative a tutte le altre funzioni.
Si tratta quindi di un sistema "unico”, di un "unico” Ki che si "specializza”.

 Per poter rendere più chiaro ed accessibile questo concetto di Meridiano/Funzione, cioè di un Meridiano che 
rappresentianche un movimento della vita, Masunaga ha usato come metafora un organismo unicellulare: l’ameba.         

Il termine "ameba” deriva dal Greco e significa "mutamento”, a causa del continuo cambiamento di forma di
questo organismo.

Dal Dizionario Enciclopedico Italiano Treccani:

"Caratteristico del citoplasma dell’ameba è di essere privo di scheletro e di emettere pseudopodi tozzi non filamentosi,
mutando così continuamente di forma . L’emissione degli pseudopodi provoca la traslazione del corpo e permette la presa
degli alimenti . In condizioni sfavorevoli di esistenza le amebe cessano di emettere pseudopodi, assumono forma sferica
e contornandosi di una membranella resistente entrano nello stadio di cisti . Si riproducono abitualmente per scissione.”

Da Masunaga, "Esercizi Zen per immagini”:

"La circolazione del Ki è qualcosa che avviene in tutte le forme di vita , quindi questo concetto può essere applicato
ad un organismo unicellulare primitivo. Possiamo ritenere che anche le amebe abbiano i meridiani, dal momento che
vivono attraverso il movimento del protoplasma ed esistono come entità viventi indipendenti. Le amebe adempiono
alle funzioni vitali di base della locomozione, ingestione, eliminazione e riproduzione e sono anche capaci di avere reazioni
di difesa, allo stesso modo delle più evolute forme di vita come quella umana. Tutte queste funzioni vitali di base dipendono
dall’attività dei meridiani . I meridiani ed il movimento del protoplasma in un organismo unicellulare sono la stessa cosa
chiamata con nomi diversi.”

Può essere interessante notare come questo nuovo concetto di Meridiano possa essere stato, insieme ai suoi studi di
antichi testi e alla sua esperienza, alla base della elaborazione da parte di Masunaga di una nuova Mappa dei Meridiani,
nella quale tutti i Meridiani si trovano presenti in ogni parte del corpo, allo stesso modo di come ogni funzione è presente
e si esprime in ogni parte del corpo e dell’intero nostro sistema energetico.

IL CICLO VITALE DELL’AMEBA

v  STADIO 1 – CREAZIONE DI UN CONFINE E INIZIO DELLO SCAMBIO

L’inizio della vita sulla terra avvenuto, si pensa, nel cosiddetto BRODO PRIMORDIALE, una ricca infusione di aminoacidi
ed elementi nutritivi di sostegno alla vita, nel quale, si dice, la vita ebbe inizio attraverso un impulso elettrico, forse un
lampo o fulmine. La più semplice forma di vita si formò così; era una cellula, nient’altro che brodo primordiale con della
pelle intorno. Questo il primo stadio dell’esistenza, la costituzione di una identità individuale, separata dal resto dell’universo
ma che coesiste con esso. Masunaga definì questa azione energetica "Creazione di un confine”, cioè la formazione di una
struttura con una propria identità. Il confine è ciò che separa l’ameba dall’universo, ma questo confine deve essere permeabile
per permettere lo scambio di Ki con l’universo: l’ameba morirebbe se fosse un’unità chiusa ermeticamente. Nell’organismo
umano, secondo la MTC, i Polmoni governano la pelle, che è il nostro confine permeabile. I meridiani dei Polmoni e
dell’Intestino Crasso si trovano sul nostro confine anatomico, formando l’esterno del nostro contorno quando siamo
nella posizione eretta con i palmi delle mani rivolti in avanti, nella posizione anatomica. I Polmoni e l’Intestino Crasso
rappresentano le funzioni di immissione ed eliminazione attraverso il confine, entrambe ugualmente necessarie per
il rifornimento delle provviste. Non possiamo immettere qualcosa se non abbiamo eliminato.Le parole chiave che
riassumono questa fase del ciclo sono: "vitalità attraverso lo scambio”.

v  STADIO 2 – IL SODDISFACIMENTO DI BISOGNI

Nel primo stadio del ciclo, l’ameba non è consapevole di alcun bisogno particolare. Le funzioni coinvolte sono così
basilari e vitali che non si sente il bisogno di effettuarle; semplicemente cessiamo di esistere come unità separate
se esse si fermano. Nel secondo stadio, una volta che si è formata un’unità individuale, sorgono necessariamente
dei bisogni. Il bisogno fondamentale di qualsiasi forma di vita è quello di nutrirsi. Nel caso dell’ameba, immaginiamo
che essa scorga davanti a sè, nel brodo primordiale, una molecola di cibo particolarmente appetitosa. Le sue azioni saranno:

1.      rigonfiarsi nella parte anteriore (in termini biologici formare uno pseudopodio) per raggiungere ciò che desidera

2.      avvolgerlo e incominciare a frantumarlo e renderlo in una forma digeribile

Le due parti di questa fase del ciclo rappresentano l’attività dei meridiani di Stomaco e Milza. L’energia Yang,
attiva dello Stomaco esprime il fattore appetito, la percezione di un bisogno e il movimento verso la sua soddisfazione.               
  La Milza espleta la funzione Yin di incorporare e fagocitare l’oggetto del bisogno; inoltre lo elabora in forma digeribile.
L’oggetto può essere qualsiasi cosa riteniamo utile al nostro benessere. Non solo cibo, ma nozioni, amore, approvazione,
possesso, status.  Lo Stomaco desidera e insegue, la Milza ne stabilisce il possesso, e la consapevolezza del conseguimento.
L’attività, in questa fase energetica, è tutta nella parte anteriore del corpo. Le parole chiave per l’attività dei meridiani in questa fase sono: "appetito e soddisfazione”.

v  STADIO 3 – ASSIMILAZIONE E INTEGRAZIONE DEL NUTRIMENTO

Alla fine dello stadio 2, l’oggetto desiderato è stato incorporato e trasformato in forma utilizzabile, ma non ancora stato
assimilato. Lo stadio 3 è l’assorbimento nella nostra identità dell’oggetto desiderato. E’ il processo attraverso il quale
un panino diventa Mario Rossi. I due meridiani che rappresentano questo processo sono il Cuore e l’Intestino Tenue.
L’Intestino Tenue assorbe gli elementi nutritivi: li assimila per poter nutrire il Cuore che nella tradizione orientale il nucleo
centrale del nostro s individuale, la nostra consapevolezza. In questo modo ogni essere, che sia ameba, armadillo o essere
umano, è in grado di assorbire ciò che gli serve dell’ambiente esterno per poter mantenere la sua presenza, consapevolezza
e funzione nel mondo. A seconda dei bisogni ogni essere, assimila ciò che è appropriato: cibo, impressioni sensoriali,
informazioni, sistemi di convinzioni e input emotivi. Il movimento dell’energia in questo processo è verso l’interno e
i meridiani coinvolti sono sulla superficie interna degli arti, quando siamo in posizione eretta anatomica. Le parole chiave
di Masunaga per questo stadio sono: "controllo centrale e conversione”.

Il ciclo energetico ha raggiunto così il suo punto centrale, il Cuore, il centro dell’identità e il movimento dell’energia da
quando l’ameba si è differenziata dal suo ambiente, è stato diretto verso l’apporto di nutrimento a quel centro.

v  STADIO 4 – FUGA DAL PERICOLO

Il ciclo dell’ameba ha ora raggiunto lo stadio in cui è in grado di sostenersi da solo e rispondere ad altri stimoli
dell’ambiente. La fase successiva rappresenta la circostanza di maggiore urgenza in cui si può trovare, quella del
pericolo. Immaginiamo che, un eone evolutivo più tardi, nel brodo primordiale, un’ameba sia minacciata da un predatore.
Il bisogno di fuggire viene percepito nella parte posteriore dove c’è un movimento che allontana dalla fonte dello stimolo,
mentre nello stadio 2, quello del desiderio e dell’appetito per qualcosa che sta davanti all’ameba, il movimento era verso
la fonte dello stimolo. I meridiani di Vescica e Reni rappresentano questa fase del ciclo e si trovano dietro, nel corpo.
La forte sorgente di movimento che origina nella parte posteriore del corpo fornì a Masunaga la parola chiave per
descrivere l’attività di questo stadio: "impeto”.

Nella MTC i reni, attraverso lo Yang dei Reni e il Ki originario, forniscono l’impeto per tutte le nostre azioni,
funzioni e processi metabolici.

Se questo impeto manca o rallenta, tutte le funzioni vitali rallentano e ne consegue un ristagno o un accumulo
di residui. I reni forniscono un impeto che purifica mantenendo il movimento e il continuo flusso. Nella fisiologia
occidentale la principale funzione dei reni come organi è la purificazione del sangue, mentre la risposta di combattimento
o fuga è appannaggio delle ghiandole surrenali. Le parole chiavi di Masunaga per questo stadio sono:
"purificare e dare impeto”, che sono appropriate per entrambi questi sistemi di medicina.

v  STADIO 5 – CIRCOLAZIONE E PROTEZIONE

Un attacco improvviso non è l’unico pericolo che minaccia l’ameba: deve anche lottare quotidianamente per
adattarsi all’ambiente, ai cambiamenti di temperatura, agli agenti inquinanti e altre influenze esterne. Anche
noi dobbiamo proteggerci dagli stessi fattori, oltre che da intrusioni sgradite nel nostro spazio emozionale. Lo
stadio 4 è la spinta dell’impeto che salva la nostra schiena, lo stadio 5 provvede una costante protezione ai diversi
livelli del nostro essere. Vivere in un gruppo una forma di protezione, ma anche questo richiede adattamento. Ogni
essere del gruppo ha la propria identità personale e funzioni individuali, ma ha anche bisogno di estendere la propria
consapevolezza verso l’esterno, per creare contatti con gli altri e contribuire all’identità di gruppo. Abbiamo quindi
bisogno di meccanismi sociali ed emozionali che possano sia estendere l’influenza del proprio sè profondo, che ritirarlo
per proteggersi di più quando necessario. Il Triplice Riscaldatore e il Mastro del Cuore esprimono questi meccanismi .                                             Il Triplice Riscaldatore protegge la superficie dai rischi dell’ambiente, incluse le influenze di altre personalità,
il Mastro del Cuore forma un "rivestimento interno” per proteggere il nostro centro emozionale.

Quando siamo seduti con le gambe e le braccia incrociate in una posizione protettiva, il Triplice Riscaldatore è visibile
in tutta la sua interezza e protegge l’intera superficie del corpo. Il Mastro del Cuore è invisibile per un osservatore,
ma visibile per noi, perchè forma il rivestimento interno. Nella MTC la principale funzione del Triplice
Riscaldatore è distribuire il Ki originario e far circolare i fluidi; quella del Mastro del Cuore di assistere e proteggere il Cuore.                          
Le parole chiave di Masunaga sono: "circolazione e protezione”.

v  STADIO 6 – SCELTA DI DIREZIONE

L’ultimo stadio del ciclo è anche la preparazione per un nuovo ciclo. L’ameba ha finora imparato a:

ü  scambiare il Ki con l’universo attraverso i suoi confini

ü  andare in avanti per trovare nutrimento

ü  assimilare quel nutrimento

ü  salvarsi dai pericoli

ü  vivere in una comunità

Le funzioni metaboliche che si sono evolute parallelamente a questi sviluppi hanno assicurato una riserva
di elementi nutritivi ed energia, ma come fare per usarli al meglio? E’ la formulazione della domanda, come
pure la relativa risposta, che costituiscono lo stadio 6.

Il Fegato e la Vescicola Biliare sono i meridiani coinvolti, e si trovano ai lati del corpo; ci permettono così di
girarci da una parte all’altra per soppesare le possibilità delle diverse direzioni dell’azione. Le attività metaboliche
dell’ameba nel ciclo fino ad ora hanno raccolto una riserva di nutrienti per questo momento. Secondo Masunaga è il
Fegato che li immagazzina ed la Vescicola Biliare che li distribuisce. Almeno in parte la sua teoria concorda con la MTC,
in cui il Fegato immagazzina il Sangue ed assicura il fluido scorrimento del Ki, e concorda anche con il fatto fisiologico
che il fegato immagazzina glicogeno per energia, ferro e vitamine, e che la colecisti distribuisce la bile. Così in tutti
e tre i sistemi l’attività combinata di Fegato e Vescicola Biliare si correla a immagazzinamento e distribuzione di qualcosa.                   
la principale funzione energetica di questi meridiani è decidere quando immagazzinare e quando distribuire i nutrienti
nel corpo.Nella tradizione medica orientale il Fegato è collegato alla pianificazione, la Vescicola Biliare con
il prendere decisioni.

Il Fegato può essere paragonato a un Generale che schiera le truppe di riserva secondo una strategia a lungo termine,
la Vescicola Biliare è l’ufficiale in campo che prende le decisioni immediate sullo spiegamento di quelle riserve,
a seconda della situazione del momento. L’area della vita in cui questi piani e decisioni hanno luogo è quella
dell’azione, qualunque azione. La natura di Fegato e Vescicola Biliare è quella di decidere sulle azioni, per
poter esprimere il programma, il proposito, il piano per il futuro dell’essere umano in un determinato momento.

Antropomorfizzando l’ameba, essa potrebbe decidere di invadere una comunità di amebe vicine, scrivere un
romanzo, esplorare e colonizzare un’altra zona del brodo primordiale oppure rimanere a casa ed ingaggiare
conflitti con le persone più vicine e più care. La parola chiave per questo stadio del ciclo si riferisce al momento
subito prima che venga presa la decisione per l’azione, quando le opzioni sono ancora aperte: "indecisione”.

Questo stadio completa il ciclo dell’ameba, il metodo scelto da Masunaga per spiegare le fasi di energia che
si succedono quando l’essere prosegue nel suo cammino nella vita.  Un’altra prospettiva è quella di vedere
come ogni stadio avvenga in modo più o meno continuativo come manifestazione dei nostri processi fisici,
mentali ed emozionali.

Le prime tre fasi del ciclo si riferiscono ai diversi modi in cui riceviamo energia, dalla respirazione e dal naturale
scambio di energia con l’universo; dall’ottenimento di cibo o alla soddisfazione dei nostri desideri; dall’assorbimento
di quel cibo o l’assimilazione del nutrimento fisico, mentale, emozionale nel centro del nostro essere.

Le ultime tre fasi descrivono i diversi modi in cui distribuiamo l’energia nel nostro essere: il riflesso automatico,
o spinta adrenalinica, correlato alla sopravvivenza; il costante, caldo impulso della circolazione che nutre e protegge
i diversi livelli del nostro essere, e il rilascio e la distribuzione delle riserve di energia immagazzinata quando ci
serve per una azione specifica.